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Immagine della settimana 2013

18 febbraio 2013

Specchio ultrasottile in prova all’ESO

Questo notevole specchio sottile deformabile è stato consegnato all’ESO a Garching, in Germania ed è mostrato mentre viene sottoposto a diversi test. Ha un diametro di 1120 millimetri, ma è spesso soltanto 2 millimetri, cosa che lo rende molto più sottile della maggior parte delle finestre di vetro. Lo specchio è molto sottile, quindi flessibile al punto che le forze magnetiche applicate su di esso riescono ad alterare la forma della sua superficie riflettente. Quando lo specchio sarà in uso, la sua superficie verrà costantemente alterata in quantità minuscole, per correggere l’effetto sfocatura dell’atmosfera terrestre e così creare immagini molto più nitide.

Il nuovo specchio deformabile secondario (deformable secondary mirror, DSM) sostituirà l’attuale specchio secondario in una delle quattro unità del telescopio VLT. L’intera struttura secondaria include un gruppo di 1170 attuatori che applicano una forza su 1170 magneti fissati sulla parte posteriore dello specchio sottile. Sofisticati congegni elettronici appositi controllano i movimenti dello specchio sottile. La superficie riflettente può essere deformata fino a mille volte al secondo dall’azione degli attuatori.

Il sistema DSM completo è stato consegnato all’ESO dalle aziende italiane Microgate e ADS nel dicembre 2012 e corona otto anni di sforzi per il suo continuo sviluppo e la produzione. Si tratta del più grande specchio deformabile mai prodotto per uso astronomico ed è l’ultimo di una lunga serie di specchi del genere. La vasta esperienza di queste aziende emerge nelle prestazioni di alto livello e nell’affidabilità del sistema. L’inizio dell’installazione sul VLT è previsto per il 2015.

Lo specchio sottile stesso (ann12015) è stato prodotto dall’azienda francese REOSC. Si tratta di un foglio di materiale ceramico, levigato fino ad ottenere una forma molto accurata. Il processo di produzione inizia con un blocco di ceramica Zerodur, fornito da Schott Glas (Germania), spesso più di 70 millimetri. La maggior parte di questo materiale viene eliminata per creare lo specchio sottile finale che, essendo estremamente fragile, deve essere attentamente supportato in ogni momento.

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11 febbraio 2013

Disegni di laser e luce

Nel corso di una limpida notte bavarese, il personale dell'ESO ha partecipato alle riprese di un episodio di ESOcast dedicato all’unità compatta della nuova stella guida laser, qui mostrata in azione all’Osservatorio Pubblico Allgäu di Ottobeuren, in Germania. Sfruttando il bagliore emanato dai telefoni cellulari e la fotografia a lunga esposizione, il personale ha tracciato le lettere “ESO” con la luce, sullo sfondo dell’osservatorio. Appena a sinistra del fascio luminoso verticale è possibile osservare la Via Lattea. Leggermente più in alto dell’orizzonte, sopra l’osservatorio, si può individuare in lontananza la scia tracciata da un velivolo. Il laser ha un potente raggio luminoso di 20 Watt, e per proteggere piloti e passeggeri è stata creata, da parte della Deutsche Flugsicherung (responsabile del controllo del traffico aereo in Germania), una zona di divieto di volo attorno all’osservatorio durante le ore notturne di osservazione.

Le stelle guida laser sono stelle artificiali create nell’atmosfera terrestre con l’ausilio di un raggio laser. Per effetto del laser, lo strato di atomi di sodio che si trova nell’atmosfera, a 90 chilometri di altitudine, emette luce, creando così una stella artificiale nel cielo che è possibile osservare con un telescopio. Usando le misurazioni ottenute rispetto alla stella artificiale, gli strumenti di ottici adattiva possono quindi correggere nelle osservazioni l’effetto di sfocatura dovuto all’atmosfera.

Il concetto innovativo dell’ESO utilizza un potente laser il cui raggio è lanciato con un piccolo telescopio, combinato in una singola unità modulare che può essere montata direttamente su un telescopio più grande. L’idea, che è stata brevettata dall’ESO, sarà usata per dotare il Very Large Telescope (VLT) di quattro unità laser simili. Avrà inoltre un ruolo chiave nelle unità che attrezzeranno il futuro European Extremely Large Telescope (E-ELT).

Al momento delle riprese, l’unità veniva sottoposta a verifiche prima di essere spedita all’osservatorio ESO di Paranal, in Cile, sede del VLT.

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04 febbraio 2013

Tramonto all'Osservatorio del Paranal

Babak Tafreshi, un ambasciatore fotografo dell'ESO, ha scattato questa suggestiva foto dell'Osservatorio dell'ESO al Paranal nel momento del tramonto. Il cielo bello e terso suggerisce le eccezionali condizioni atmosfetiche del luogo, una delle principali ragioni per cui l'ESO ha scelto il Paranal come sito del VLT (Very Large Telescope), il suo fiore all'occhiello.

Il VLT - che puo essere visto sul Cerro Paranal, la vetta più alta visibile nell'immagine, con un altitudine di 2600 metri - è l'osservatorio astronomico a luce visibile più avanzato al mondo, consiste in quattro Unità Telescopiche, ciascuna munita di uno specchio principale del diametro di 8,2 metri e di quattro telescopi ausiliari con specchio da 1,8 metri. Il VLT opera a lunghezze d'onda visibili e infrarosse e tra le osservazioni pionieristiche del VLT troviamo la prima immagine diretta di un esopianeta (si veda eso0515) e il monitoraggio delle stelle orbitanti il buco nero all'interno della Via Lattea (si veda eso0846 e eso1151).

Sul Cerro Paranal si trova anche il VST (VLT Survey Telescope). La sua struttura è visibile accanto ad una delle Unità Telescopiche più grandi del VLT sulla cima della montagna, il VST è stata l'aggiunta più recente al Paranal: le prime immagini sono state pubblicate nel 2011 (si veda eso1119). Il telescopio supporta uno specchio primario da 2,6 metri di diametro il quale lo rende il telescopio più grande al mondo per survey in luce visibile.

Un altro telescopio all'osservatorio del Paranal è VISTA, il Visible and Infrared Survey Telescope for Astronomy, che può essere individuato sul picco in primo piano. VISTA è il telescopio per survey più grande del mondo, con il suo specchio da 4,1 metri lavora a lunghezze d'onda vicine agli infrarossi, e ha cominciato le osservazioni nel 2009 (si veda eso0949).

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28 gennaio 2013

Un peso massimo intergalattico

Questa immagine di campo profondo mostra un cosiddetto superammasso di galassie - un enorme complesso di ammassi di galassie tra di loro legati. Questo superammasso, noto come Abell 901/902, comprende tre ammassi principali ed un certo numero di filamenti galattici, tipici di tali super-strutture. Uno degli ammassi, Abell 901a, può essere individuato sopra ed appena a destra della prominente stella rossa vicina al centro dell'immagine. Un secondo, Abell 901b, si trova a destra di Abell 901a e leggermente più in basso. Infine, l'ammasso Abell 902 è visibile direttamente sotto la stella rossa, verso il bordo inferiore dell'immagine.

Il superammasso Abell 901/902 si trova ad oltre due miliardi di anni luce dalla Terra e contiene centinaia di galassie in una regione di circa 16 milioni di anni luce. Per confronto, il Gruppo Locale di galassie - che contiene la nostra Via Lattea insieme ad altre 50 galassie - misura approssimativamente 10 milioni di anni luce.

Questa immagine è stata ottenuta dallo strumento Wide Field Imager (WFI) sul telescopio da 2,2 metri dell'MPG/ESO, situato all'osservatorio di La Silla, in Cile. Usando le informazioni ottenute dal WFI e dall'Hubble Space Telescope della NASA/ESA, nel 2008 gli astronomi sono riusciti a tracciare una mappa della distribuzione di materia oscura all'interno del superammasso, mostrando che gli ammassi e le galassie singole contenuti nella super-struttura sono contenuti da vasti grumi di materia oscura. Per far ciò, gli astronomi hanno osservato il modo in cui la luce proveniente da 60 mila galassie lontane, situate dietro il superammasso, viene distorta dall'effetto gravitazionale della materia oscura, rivelandone quindi la distribuzione. Si stima che la massa dei quattro principali aggregati di materia oscura in Abell 901/902 sia circa 10 bilioni di volte quella del Sole.

Le osservazioni qui mostrate fanno parte del progetto COMBO-17, una survey del cielo realizzata usando lo strumento WFI con 17 diversi filtri ottici. Finora il progetto COMBO-17 ha individuato più di 25 mila galassie.

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21 gennaio 2013

APEX sotto la Luna

Un'altra notte stellata sull'altipiano di Chajnantor nelle Ande cilene. Il primo quadrante della Luna risplende intensamente in questa fotografia e brilla di più degli oggetti celesti circondanti. Tuttavia, per telescopi radio come APEX (Atacama Pathfinder Experiment) la luminosità lunare non è un problema per le osservazioni. Infatti, visto che anche il Sole stesso non è molto luminoso nelle lunghezze d'onda radio, e che queste lunghezze d'onda non illuminano il cielo nello stesso modo, questo telescopio può anche essere usato durante il giorno, se non viene puntato direttamente verso Sole.

APEX è un telescopio di 12 metri di diametro che osserva la luce nelle lunghezze d'onda millimetriche e submillimetriche. Gli astronomi, osservando con APEX, possono vedere fenomeni che sarebbero invisibili a lunghezze d'onda più corte della luce infrarossa o in luce visibile. Per esempio, APEX può osservare attraverso dense nubi interstellari costituite da gas e polveri cosmiche, svelando regioni nascoste nelle quali è in corso la formazione di stelle. Queste regioni risplendono intensamente a queste lunghezze d'onda, ma possono risultare oscurate in luce infrarossa e visibile. Tra gli oggetti celesti che costituiscono eccellenti bersagli di osservazione per APEX vi sono anche alcune delle più vecchie e distanti galassie dell'Universo. A causa dell'espansione dell'universo nell'arco di miliardi di anni, la loro luce è stata spostata verso il rosso, proprio nell'intervallo di lunghezze d'onda millimetriche e submillimetricche di APEX.

APEX è una collaboration tra il Max Planck Institute for Radio Astronomy (MPIfR), l'Onsala Space Observatory (OSO) e ESO. La gestione delle operazioni di APEX a Chajnantor è affidata a ESO.

Questa meravigliosa fotografia è stata presa dall'ambasciatore ESO Babak Tafresh. E' parte di un più grande panorama che è anche disponibile tagliato in modi diversi.

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14 gennaio 2013

ALMA sovrastato dalle vette montuose

A prima vista questa foto panoramica mostra lo scenario montuoso dell'altipiano di Chajnantor, in Cile, con neve e ghiaccio disseminati sul terreno arido. Le vette principali, da destra a sinistra, sono Cerro Chajnantor, Cerro Toco, Juriques, e il caratteristico vulcano conico Licancabur (si veda potw1240) abbastanza impressionanti! Tuttavia le vere protagoniste di questa foto sono le piccole strutture appena visibili al centro dell'immagine - percettibili solo strizzando abbastanza forte gli occhi.

Queste strutture, sovrastate dalle montagne vicine, sono le antenne che formano l'Atacama Large Millimeter/submillimeter Array (ALMA), un grande telescopio radio. Nonostante possa sembrare piccolo in questo panorama, ALMA è composto in realtà da una grande quantità di antenne di 12 e 7 metri di diametro e, una volta completato, sarà composto di un totale di 66 antenne, distribuite su distanze fino a 16 chilometri sull'altipiano. La fine dei lavori di costruzione di ALMA è prevista nel 2013, ma i telescopi hanno già iniziato la fase iniziale di osservazione, fornendo risultati incredibili (si veda per esempio eso1239). Dal momento in cui questa fotografia è stata scattata molte altre antenne si sono aggiunte a quelle già presenti sull'altipiano.

ALMA, una struttura astronomica internazionale, è frutto di una collaborazione tra Europa, Nord America, Est Asia e la Republica del Cile. La costruzione e la gestione di ALMA sono dirette da ESO per l'Europa, dal National Radio Astronomy Observatory (NRAO) per il Nord America e dal National Astronomical Observatory of Japan (NAOJ) per l'Est Asia. Insieme queste organizzazioni formano il Joint ALMA Observatory (JAO), che sovrintende la costruzione e le operazioni che riguardano ALMA.

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