Comunicato Stampa
La stella più veloce della Via Lattea orbita così vicino al buco nero supermassiccio centrale che ne percepisce la rotazione
19 Agosto 2026
Gli astronomi hanno scoperto la stella più veloce finora nella nostra galassia, la Via Lattea, stella che orbita intorno al buco nero centrale. La stella, chiamata S301, è stata scoperta con il VLTI (Very Large Telescope Interferometer) dell'ESO (Osservatorio Europeo Australe) e raggiunge una velocità di 25.000 km/s girando intorno al buco nero da quattro milioni di masse solari. Si avvicina a esso più di qualsiasi altro oggetto osservato prima, così vicino da sentire gli effetti della rotazione del buco nero.
"Decenni di attento monitoraggio delle stelle in orbita intorno a Sagittarius A*, il buco nero centrale della nostra galassia, hanno portato a questa scoperta rivoluzionaria di una stella carica di promesse. Grazie all'orbita così vicina a Sagittarius A*, S301 apre una nuova finestra sulle proprietà fondamentali dello spaziotempo in questo ambiente estremo nei pressi del buco nero", afferma il premio Nobel Reinhard Genzel, direttore del Max Planck Institute for Extraterrestrial Physics (MPE) di Garching, in Germania, e membro fondatore della collaborazione che ha effettuato le nuove osservazioni.
"La particolarità di questa stella è che orbita attorno a Sagittarius A* su un'orbita molto stretta, infatti impiega solo 8,7 anni per completarla, e si avvicina al buco nero a una distanza pari ad appena 12 volte quella tra la Terra e il Sole. È un cosa mai vista", aggiunge Felix Mang, dottorando presso l'MPE e primo autore dello studio pubblicato oggi su Nature.
Durante il suo passaggio più ravvicinato al buco nero, la stella viaggia a circa 25.000 chilometri al secondo, ovvero 100.000 volte più veloce di un aereo di linea, o anche oltre l'8% della velocità della luce, ottenendo il record di stella più veloce della Via Lattea. S301 inoltre si avvicina a Sagittarius A* più di qualsiasi altra stella osservata finora, fino a una distanza simile a quella tra Saturno e il Sole. [1] Proprio per la sua vicinanza a Sagittarius A*, S301 è la prima stella che conosciamo che potrebbe essere utilizzata per misurare direttamente la rotazione di un buco nero.
Come la maggior parte degli oggetti nell'Universo, gli astronomi prevedono che Sagittarius A* ruoti. Secondo la teoria della relatività generale di Einstein, un buco nero in rotazione trascina con sé lo spaziotempo e lo deforma, influenzando le orbite delle stelle circostanti. L'effetto è più marcato per gli oggetti che orbitano a distanza ravvicinata da buchi neri in rapida rotazione.
"Con questa stella speriamo di misurare, entro i prossimi 10 anni, la rotazione del buco nero", afferma Mang. Stefan Gillessen, ricercatore del MPE e figura di spicco del nuovo studio, aggiunge: "Per la prima volta, saremmo in grado di misurare direttamente la rotazione di un buco nero massiccio, il che rappresenterebbe un test fondamentale per la teoria di Einstein". Juan Osorno, astronomo del LIRA Observatoire de Paris–PSL, in Francia, anch'egli con un ruolo chiave nello studio, incalza: "Senza questa stella, avremmo bisogno di misurare il moto di altre stelle per diversi decenni per avvicinarci anche solo lontanamente alla misura della rotazione del buco nero".
Trovare S301, che ci appare due miliardi di volte più debole di Betelgeuse (la stella arancione nella costellazione di Orione), non è stata un'impresa facile. L'equipe ha utilizzato il VLTI, strumento dell'Osservatorio del Paranal dell'ESO in Cile, equipaggiato con GRAVITY, ora noto come GRAVITY+ in seguito a un aggiornamento dell'infrastruttura. [2] Il punto di forza del VLTI risiede nella sua capacità di combinare la luce di quattro telescopi da 8 metri per creare un telescopio "virtuale" con una risoluzione spaziale 15 volte superiore a quella di un singolo telescopio da 8 metri.
"A livello mondiale, Paranal è l'unico luogo in cui è possibile effettuare questo tipo di osservazioni, perché nessun altro osservatorio al mondo possiede quattro telescopi da 8 metri che possano agire insieme come un interferometro", commenta il coautore Frank Eisenhauer, Responsabile Principale di GRAVITY+ e Direttore all'MPE.
Con GRAVITY, e successivamente con GRAVITY+, l'equipe è riuscita a gettare il primo sguardo sulla nuova stella nella primavera del 2023 e da allora l'ha seguita per determinarne l'orbita. Hanno inoltre potuto ricostruire la storia orbitale di S301 fino al 2017, scoprendo che l'ultimo avvicinamento al buco nero centrale risale all'inizio del 2023. Le proprietà orbitali di S301 e il fatto che le stelle non possano formarsi così vicino a un buco nero massiccio, indicano che la stella faceva probabilmente parte di un sistema binario che è stato disgregato dalle forze mareali di Sagittarius A*. In questo processo, S301 è rimasta intrappolata dalla gravità del buco nero, mentre la sua compagna è stata espulsa ad alta velocità, velocità probabilmente sufficiente a farla uscire completamente dalla galassia.
Le osservazioni di approfondimento realizzate con GRAVITY+ e con lo strumento MICADO che sarà installato sull'ELT (Extremely Large Telescope) dell'ESO saranno cruciali per tracciare la traiettoria di S301 nel prossimo decennio, in vista del prossimo passaggio ravvicinato previsto per il 2031. Osservare almeno due orbite complete di S301 permetterà di definirne la traiettoria con una precisione tale da consentire al gruppo di lavoro di determinare direttamente, per la prima volta, la rotazione di Sagittarius A*. "Sarebbe un sogno che si avvera", conclude Mang.
Note
[1] Nel punto di massimo avvicinamento, la stella passa a soli 1,78 miliardi di km dal buco nero, circa 12 volte la distanza Terra-Sole o appena il 20% in più della distanza Saturno-Sole.
[2] Dopo decenni di mappatura delle stelle in orbita intorno al centro della Via Lattea utilizzando diversi strumenti dell'ESO, a partire dal 2017 il gruppo ha utilizzato a questo scopo lo strumento GRAVITY del VLTI. Una serie di aggiornamenti, chiamati GRAVITY+, effettuati sia sullo strumento che sull'interferometro, sono stati implementati gradualmente negli ultimi anni e hanno permesso di individuare oggetti sempre più deboli.
Ulteriori Informazioni
Il risultato di questo studio è stato descritto nell'articolo della Collaborazione GRAVITY+ intitolato “Discovery of a star sensitive to the spin of Sgr A*” pubblicato su Nature (doi: 10.1038/s41586-026-10894-w).
L'equipe è composta da: K. Abd El Dayem (LIRA, Observatoire de Paris, Universitê PSL, CNRS, Sorbonne Université, Université de Paris, Francia), R. Abuter (European Southern Observatory, Garching, Germania [ESO Germania]), N. Aimar (Faculdade de Engenharia, Universidade do Porto, Portogallo [FEUP], e Centro de Astrofísica e Gravitação, IST, Universidade de Lisboa, Portogallo [CENTRA]), P. Amaro-Seoane (Universitat Politècnica de València, Spagna e Max Planck Institute for Extraterrestrial Physics, Garching, Germania [MPE]), A. Berdeu (ESO e LIRA), J. P. Berger (Univ. Grenoble Alpes, CNRS, Grenoble, Francia [IPAG]), G. Bourdarot (MPE), W. Brandner (Max Planck Institute for Astronomy, Heidelberg, Germania [MPIA]), A. Burkert (University Observatory, Faculty of Physics, Ludwig-Maximilians-Universität, Munich, Germany [LMU] and MPE), D. Calderon (Max Planck Institute for Astrophysics [MPA], Garching, Germania), C. Correia (FEUP e CENTRA), J. Cuadra (Universidad Adolfo Ibañez, Viña del Mar, Cile e Millennium Nucleus on Transversal Research and Technology to Explore Supermassive Black Holes [TITANS], Cile), R. Davies (MPE), D. Defrère (Institute of Astronomy, KU Leuven, Belgio [KU Leuven]), L. Delit (LIRA), A. Drescher (IPAG e MPE), F. Eisenhauer (MPE e Department of Physics, Technical University of Munich, Germania [TUM]), L. Esteras Otal (ESO Germania), M. Fabricius (MPE), H. Feuchtgruber (MPE), N. M. Förster Schreiber (MPE), A. Foschi (LIRA), P. Garcia (FEUP e CENTRA), R. Garcia Lopez (School of Physics, University College Dublin, Irlanda), A. Generozov Astronomy Dept. and Oden Institute, University of Texas at Austin, USA), R. Genzel (MPE e Departments of Physics & Astronomy, Le Conte Hall, University of California, Berkeley, USA) S. Gillessen (MPE), F. Gonté (ESO Germany), X. Haubois (European Southern Observatory, Santiago, Cile [ESO Cile]), S. F. Hönig (School of Physics & Astronomy, University of Southampton, Regno Unito [Southampton]), M. Houllé (IPAG), S. Joharle (MPE), A. Kaufer (ESO Cile), J. Kammerer (ESO Germania), P. Kervella (LIRA), J. Kolb (ESO Germania), L. Kreidberg (MPIA), R. Laugier (KU Leuven), S. Lacour (LIRA), O. Lai (Université Côte d’Azur, Observatoire de la Côte d’Azur, CNRS, Laboratoire Lagrange [Lagrange]), J.-B. Le Bouquin (IPAG), J. Leftley (Southampton) B. Lopez (Lagrange), D. Lutz (MPE), F. Mang (MPE and TUM), A. Mérand (ESO Germany), F. Millour (Lagrange), M. Montargès (LIRA), N. Morujão (FEUP e CENTRA), H. Nowacki (Lagrange), M. Nowak (LIRA), S. Oberti (ESO Germania), J. Osorno (LIRA), T. Ott (MPE), T. Paumard (LIRA), C. Paladini (ESO Cile), H. B. Perets (Physics department, Technion - Israel Institute of Technology, Haifa, Israele), K. Perraut (IPAG), G. Perrin (LIRA), R. Petrov (Lagrange) P. O. Petrucci (IPAG), T. Piran (Racah Institute of Physics, The Hebrew University of Jerusalem, Israel [Racah]), N. Pourré (IPAG), S. Rabien (MPE), D. C. Ribeiro (MPE), S. Robbe-Dubois (Lagrange), M. Sadun Bordoni (MPE), J. Sánchez Bermúdez (Instituto de Astronomía, National Autonomous University of Mexico, Messico), D. Santos (MPE), R. Sari (Racah), J. Sauter (MPIA), S. Scheithauer (MPIA), J. Scigliuto (Lagrange), J. Shangguan (MPE), T. T. Shimizu (MPE), F. Soulez (Univ. Lyon, Univ. Lyon 1, ENS de Lyon, CNRS, Centre de Recherche Astrophysique de Lyon, Francia), J. Stadler (LMU), C. Straubmeier (1st Institute of Physics, University of Cologne, Germania), E. Sturm (MPE), M. Subroweit (Cologne), C. Sykes (Southampton), L. J. Tacconi (MPE), P. Thévenet (LIRA), I. Urso (LIRA), F. Vincent (LIRA), J. Woillez (ESO Germania), e G. Zins (ESO Chile).
L'ESO (European Southern Observatory o Osservatorio Europeo Australe) consente agli scienziati di tutto il mondo di scoprire i segreti dell'Universo a beneficio di tutti. Progettiamo, costruiamo e gestiamo da terra osservatori di livello mondiale - che gli astronomi utilizzano per affrontare temi interessanti e diffondere il fascino dell'astronomia - e promuoviamo la collaborazione internazionale per l'astronomia. Fondato come organizzazione intergovernativa nel 1962, oggi l'ESO è sostenuto da 16 Stati membri (Austria, Belgio, Danimarca, Francia, Finlandia, Germania, Irlanda, Italia, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Repubblica Ceca, Spagna, Svezia e Svizzera), insime con il paese che ospita l'ESO, il Cile, e l'Australia come partner strategico. Il quartier generale dell'ESO e il Planetario e Centro Visite Supernova dell'ESO si trovano vicino a Monaco, in Germania, mentre il deserto cileno di Atacama, un luogo meraviglioso con condizioni uniche per osservare il cielo, ospita i nostri telescopi. L'ESO gestisce tre siti osservativi: La Silla, Paranal e Chajnantor. Sul Paranal, l’ESO gestisce il VLT (Very Large Telescope) e il VLTI (Very Large Telescope Interferometer), così come due telescopi per survey, VISTA, che lavora nell'infrarosso, e VST (VLT Survey Telescope) in luce visibile. Sempre a Paranal l'ESO ospiterà e gestirà la schiera meridionale di telescopi di CTA, il Cherenkov Telescope Array Sud, il più grande e sensibile osservatorio di raggi gamma del mondo. Insieme con partner internazionali, l’ESO gestisce APEX e ALMA a Chajnantor, due strutture che osservano il cielo nella banda millimetrica e submillimetrica. A Cerro Armazones, vicino a Paranal, stiamo costruendo "il più grande occhio del mondo rivolto al cielo" - l'ELT (Extremely Large Telescope, che significa Telescopio Estremamente Grande) dell'ESO. Dai nostri uffici di Santiago, in Cile, sosteniamo le operazioni nel paese e collaboriamo con i nostri partner e la società cileni.
La traduzione dall'inglese dei comunicati stampa dell'ESO è un servizio dalla Rete di Divulgazione Scientifica dell'ESO (ESON: ESO Science Outreach Network) composta da ricercatori e divulgatori scientifici da tutti gli Stati Membri dell'ESO e altri paesi. Il nodo italiano della rete ESON è gestito da Anna Wolter.
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Sul Comunicato Stampa
| Comunicato Stampa N": | eso2612it |
| Nome: | S301, Sagittarius A* |
| Tipo: | Milky Way : Galaxy : Component : Central Black Hole |
| Facility: | Very Large Telescope Interferometer |
| Instruments: | GRAVITY+ |
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